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Salviamo la filologia scienza del futuro
di Paolo Di Stefano (Corriere della Sera 12 marzo 2019)

Ci sono tanti buoni motivi per leggere un saggio sull’Umanesimo: le radici della cultura italiana, il rapporto con i classici, l’identità europea. Nel caso de La mente inquieta (Einaudi) di Massimo Cacciari si aggiunge il fatto che si tratta anche dell'elogio di una disciplina, anzi di una mentalità, che sarebbe utile a tutti coltivare: è la filologia, quella che Luciano Canfora ha definito «la più eversiva delle discipline», una «pratica in cui verità e libertà si sostengono a vicenda», uno strumento di lotta contro l’oscurantismo e le bugie. Ecco perché il saggio di Cacciari, pur trattando di questioni filosofiche ed estetiche che risalgono a oltre mezzo millennio fa (da Petrarca a Marsilio Ficino e Poliziano), è anche un libro militante. «La filologia — scrive Cacciari — è fondamento necessario dell’esercizio critico consapevole». Una forma di «igiene del linguaggio» di cui oggi avvertiamo l’esigenza non appena i nostri politici, e non solo loro, aprono bocca. Bisognerebbe promuovere una sorta di resistenza filologica contro la sciatteria linguistica, la furberia delle fanfaronate, l’approssimazione cialtrona. «Occorre partire dalla semantica, che la filologia insegna, per bene filosofare»: lo ripeterà Erasmo e potremmo ripeterlo noi, ovviamente intendendo il «filosofare» come un ampio ragionare. I riformatori scolastici dovrebbero puntare sul linguaggio — e dunque sulla filologia — se davvero volessero crescere cittadini più seri, attenti, coscienti. La filologia insegna a usare le parole, a ricostruire i testi originali, a valutarne l’attendibilità, a stanare il falso, a confrontare le varianti. Niente di più urgente per il cittadino millennial, e non solo perché una attenta lettura filologica del presente potrebbe mettere a confronto le mille varianti d’autore nel macrotesto della Tav, per esempio: chi dice una cosa e la smentisce un anno, un mese o il giorno dopo per poi smentire quel che ha smentito. Ma si pensi all’utilità dell’acribia e della coscienza filologica in un mondo di fake news montanti. Quale strumento di precisione verbale e di smascheramento delle fandonie, la filologia è davvero la disciplina del futuro, da proporre come materia scolastica sin dalle elementari. Altro che svalutare il liceo classico: nell’era digitale, tutti i licei, anche quelli scientifici, siano licei classici e filologici.

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