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AL MONDO UNA LEZIONE DI PACE E LEADERSHIP

Enrico Franceschini - Repubblica, 20 marzo 2019

«I veri leader esistono». Il commento su Jacinda Ardern rimbalza dalla Nuova Zelanda, dove lo esprime un’organizzazione umanitaria, la National Association for the Advancement of Colored People, fino a Londra, dove lo usa il Guardian come titolo di un editoriale su di lei: sarà anche perché di questi tempi scarseggia la leadership autentica, rimpiazzata troppo spesso dalla retorica, ma non c’è dubbio che il comportamento della premier neozelandese salta agli occhi.
Davanti al peggiore attacco terroristico nella storia del suo Paese, invece di minacciare fuoco e fiamme come fanno in casi simili Trump e i suoi imitatori, la leader laburista apre una seduta del parlamento pronunciando il saluto arabo: "Salaam Aleikum", "la pace sia con voi". Espressione che in Italia storpiamo in "salamelecco", definito dal dizionario come «un saluto cerimonioso e poco sincero», tralasciando che i cristiani la ripetono ogni domenica a messa quando scambiano "un segno di pace" e gli ebrei utilizzano la stessa formula per salutarsi, simile anche foneticamente, quando dicono "shalom", pace. La scelta di Ardern è un modo di ricordare la comune radice delle tre religioni monoteiste, a dispetto di quello che fanno i propagatori dell’odio per dividerle; ribadita indossando lo hijab, il velo islamico che copre capo e collo, per confortare i familiari delle vittime del massacro. Questa donna di 38 anni aveva già fatto notizia diventando la seconda al mondo a partorire mentre è capo di governo: e prima ancora era stata protagonista di una sorprendente campagna elettorale, etichettata dai media come "Jacindamania" per l’entusiasmo che ha suscitato. Adesso, nell’ora più difficile, delega la risposta della forza ai servizi di sicurezza nazionali, prendendo su di sé il compito di «unire il Paese nel dolore».
Nessuno sentirà dalla sua bocca il nome dell’attentatore, avverte, perché «lui ha voluto colpire noi, ma noi non siamo lui». E annuncia una misura impopolare, in una nazione di contadini e cacciatori in cui circolano 1 milione di armi in mani private su 5 milioni di abitanti: leggi più severe per entrarne in possesso.
Empatia, dignità, fermezza. Sì, i veri leader esistono e vederli all’opera infonde coraggio anche a chi è molto lontano dalle isole del rugby, della danza maori e del kiwi, il buffo volatile loro simbolo. Non tutto è perduto.

 

Capo coperto in onore delle vittime dell’attacco alle moschee. E in 500 restituiscono le armi
Marta Serafini - Corriere della Sera, 23 marzo 2019


Madri, figlie, amiche, colleghe che hanno deciso di indossare l’hijab, il velo, per prendere parte alla veglia di commemorazione delle 49 vittime dell’attacco di Christchurch.
Hanno fatto letteralmente il giro del mondo le immagini di donne musulmane e non unite in preghiera ad Hagley Park, nel prato vicino alla moschea di Al Noor. L’iniziativa, lanciata in rete con l’hashtag #HeadScarfforHarmony, ha raccolto l’adesione anche al di fuori della comunità sconvolta dall’attacco.
Presente alla veglia anche la premier Jacinda Ardern, che nei giorni scorsi si è distinta per il sostegno alla multiculturalità e per aver messo fuori legge le armi semiautomatiche in un Paese che vede in circolazione 1,2 milioni di pistole a fronte di 4,5 milioni di abitanti. «I vostri cari non sono morti invano. Il loro sangue ha nutrito il seme della speranza», ha dichiarato Ardern con il capo coperto dallo stesso velo indossato nei giorni scorsi. Un’ulteriore risposta all’odio, proprio mentre nelle stesse ore almeno 500 persone hanno chiamato il numero speciale della polizia per restituire le armi in loro possesso, anticipando il provvedimento in vigore dall’11 aprile.
A tenere banco ieri è stata anche la decisione di Ardern — descritta dai notisti politici di tutto il mondo come modello di leadership alternativo al sovranismo e al trumpismo — di non nominare il killer e di chiederne l’oblio per non fomentare l’odio. Una scelta precisa, condivisa dai media neozelandesi: non a caso ieri la notizia che il killer, l’australiano Brenton Tarrant, rischia di passare il resto della vita in isolamento in carcere aveva molto meno risalto delle immagini delle donne velate

 

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