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Da 'La Repubblica' - 7 aprile 2021

Il virus e il codice di geometrie esistenziali
La lezione di Mago Merlino
di Chiara Valerio

Ne La spada nella roccia, cartone animato Disney che racconta l’infanzia di Re Artù c’è un duello, uno scontro, tra mago Merlino e maga Magò. I due, abili e magici, subito prendono a trasformarsi in animali mitologici, draghi sputafuoco sempre più grandi. E chi guarda, che la sua infanzia sia finita o no, si chiede chi vincerà. Mago Merlino a un certo punto scompare, ma non davvero, si trasforma in un batterio che infetta maga Magò la quale, immediatamente, si copre di bolle rosse. Un batterio troppo piccolo per essere visibile a occhio umano, troppo piccolo per essere schiacciato. In questo ultimo anno, molte volte ho pensato che nella lotta stupidamente intrapresa dagli esseri umani, dalla Rivoluzione Industriale in qua, e forse anche prima, con la Natura (come se noi non ne facessimo parte), la Natura, con Covid-Sars-19, ci ha tirato lo stesso scherzo di mago Merlino.
Non terremoti, non mareggiate, non guerre che pure appartengono alla natura umana, ma un virus, una pandemia.
Le misure di contenimento finora applicate sono state essenzialmente il distanziamento fisico, la disinfezione delle mani, la mascherina, e le chiusure. Tuttavia, la necessaria riflessione politica e sanitaria — la mente si ammala come tutto — sulle riaperture, ci porta a riflettere su qualcosa che, ancora, insiste su una idea di noi, di noi nei nostri spazi.
Il 30 marzo scorso, Dyani Lewis, giornalista scientifico australiano, ha pubblicato su Nature un articolo dal titolo " Why indoor spaces are still prime Covid hotspots", ed è dal primo marzo scorso che sul sito dell’Oms è possibile scaricare il pdf " Roadmap to improve and ensure good indoor ventilation in the context of Covid 19", in breve, in entrambi i testi è possibile leggere cosa abbiamo imparato in questo anno riguardo a Covid-Sars-19. Ed è una cosa talmente di buon senso che non ci è stata possibile pensarla e praticarla senza il conforto dei riscontri scientifici: per minimizzare la possibilità di diffusione del virus, per abbassare la probabilità del contagio, è importante cambiare l’aria negli spazi chiusi.
Ventilare, mettere in corrente. La questione è di certo emotiva, forse identitaria. La differenza tra interno ed esterno, fuori e dentro è stata erosa in ciascuno di noi da un anno di smart working e Dad e da tutte le piattaforme di comunicazione utilizzate — Zoom, Meets, House Party, Skype, Facetime et alia — e adesso dobbiamo convincerci che un ambiente chiuso, anche casa nostra con quei tre amici, congiunti o affini — soprattutto vicini di casa per via del coprifuoco — che ancora invitiamo a cena, anche casa nostra è un possibile principale focolaio di diffusione del virus se teniamo le finestre chiuse.
Se tuttavia la mascherina è una responsabilità del singolo, così come la disinfezione delle mani, e se il distanziamento è una responsabilità anche relazionale (per distanziarsi bisogna essere almeno in due), la ventilazione è una responsabilità che chiamerei di contesto. E sul contesto governa o dovrebbe governare la politica. Dunque, visto che le riaperture, penso principalmente alle scuole — riapriamo le scuole per favore e teniamo le finestre aperte prima di trasformarci tutti in hikikomori — sono qualcosa che riguarda la cosa pubblica e la capacità di uno stato di garantire un benessere psico-fisico ai cittadini, forse, oltre a una costanza nella campagna vaccinale, bisognerebbe pensare a dispositivi che misurino e garantiscano la qualità dell’aria, in aggiunta alle finestre aperte. Ieri mattina Rai Radio 3 Scienza, in una puntata intitolata "Non chiudete quella porta", condotta da Marco Motta, si è occupata con Carla Ancona, epidemiologa ambientale del Servizio sanitario regionale del Lazio e Giorgio Buonanno, docente di Fisica tecnica all’università di Cassino, appunto della qualità dell’aria. Il fisico proponeva di introdurre misuratori di anidrite carbonica che valutino il volume d’aria a disposizione dei presenti e il periodo di ricambio, e l’epidemiologa osservava che aprire le finestre, cambiare l’aria, indipendentemente dal Covid — ma cogliamo l’occasione — è opportuno perché ogni anno, secondo l’Oms, muoiono circa 3.8 milioni di persone per "inquinamento indoor". Così, forse, visto che siamo abituati a pensare ai muri — fortezze, maschi, bastioni, fossati, cancelli — per sentirci protetti, dobbiamo cambiare l’idea e il materiale del muro a nostra difesa, e figurarci muri di garza come le mascherine e muri di aria se non fresca almeno ventilata, come le finestre aperte. Aspettiamo dunque indicazioni comunitarie, politiche e sanitarie per disegnare le nostre nuove geometrie esistenziali negli spazi aperti e soprattutto in quelli chiusi, e tentare così di essere più efficaci e più attenti, nelle nostre risposte, di maga Magò.

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